Groupon e il cash flow: sei indizi fanno una prova?

Posted on 2 novembre 2012

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Da qualche tempo metto da parte una serie di articoli che riguardano una parte ben precisa del meccanismo che regola Groupon. Di social commerce e turismo ne parlo spesso, oltre che in questo sito, su Officina Turistica, ma la questione oggi è prettamente contabile e meno turistica.

Il primo indizio è riferito al 3o marzo scorso quando l’azienda rivide al ribasso i risultati dell’ultimo quarto del 2011, il primo bilancio pubblico dalla IPO. Per la verità l’articolo de Il Sole 24 Ore che annunciava l’accaduto era un po’ vago, fu facile intercettare sul sito di Groupon il documento ufficiale che la società, essendo quotata al Nasdaq, fu costretta a pubblicare. Nel documento mi colpì questa frase: The revisions are primarily related to an increase to the Company’s refund reserve accrual to reflect a shift in the Company’s fourth quarter deal mix and higher price point offers, which have higher refund rates.

A parte i tecnicismi e la forma si comprende che l’azienda fu costretta ritoccare gli utili al ribasso per incrementare le riserve necessarie per far fronte ai rimborsi. Credo si tratti dei rimborsi da riconoscere a coloro che per motivi diversi dalla loro volontà non riescono a usufruire dei buoni.

Il secondo indizio è la inarrestabile crescita del cash flow dell’azienda. Come è possibile? In un periodo di crisi in cui tutti i CEO si lamentano per la scarsa liquidità disponibile, mentre perfino nei supermercati la spesa per il consumo degli alimenti si sta riducendo, Groupon aumenta senza soste il prorpio cash flow.

Il terzo indizio è rappresentato da una serie innumerevole di persone che ovunque segnalano, dopo le difficoltà per sfruttare i buoni, dopo le mancate consegne, le lunghissime attese per avere il dovuto rimborso da Groupon.

Il quarto indizio è una frase che un albergatore si è sentito dire da Groupon all’indomani di una vendita di 900 coupon anziché dei 30 che aveva pattuito con la società: “non vi preoccupate, tutti coloro che non sarà possibile ospitare, verranno rimborsati”.

Il quinto indizio è la bocciatura dei siti di couponing che on-line pare abbiano una pessima reputazione come hanno misurato quelli di Reputation Manager società di esperti in ingegneria reputazionale (ci sarà da fidarsi? Non so ma è pur sempre un indizio).

Il sesto indizio è arrivato ieri dalla Gazzetta di Modena: la voce ufficiale dice che Groupon non si sia accorta di vendere cene presso un ristorante che non esiste, ne vende almeno 1500 per un importo di 28.500 euro in due giorni. Quasi 30.000 euro di denaro fresco, disponibili fino a quando i detentori di coupon ne chiederanno il rimborso, resteranno nelle casse di Groupon liberi per essere impiegati. La risposta ufficiale a chi è incappato in questo deprecabile inconveniente è:

Vogliamo tranquillizzare tutti i nostri clienti: saranno rimborsati – spiegano dal call center di Groupon – In effetti, abbiamo già ricevuto segnalazioni in proposito e stiamo facendo le verifiche. Una volta appurato che il ristorante non esiste, procederemo a riconsegnare le cifre incassate. Ovviamente, la nostra prima preoccupazione è tutelare i consumatori ed è per questo che invitiamo tutti a segnalare i disguidi.

Ma come? Il ristorante non esiste e cosa devi verificare?

Non lo sappiamo – rispondono da Groupon – stiamo ancora facendo gli accertamenti del caso. Ma è evidente che anche noi siamo vittime in questa vicenda. Viene danneggiato il nostro nome, da sempre associato a convenienza e tutela dei consumatori

E allora? i rimborsi?

Appena terminate le verifiche.

In attesa che Groupon utilizzi tempi memorabili per capire una cosa facilmente comprensibile noto che sono già tre i contesti di questa piccola indagine in cui Groupon ha venduto merci, notti, telefonini che non esistevano o che nella migliore delle ipotesi erano esauriti. Mi par di notare che ci sia una volontà di incassare a ritmi impressionanti per dare benzina a una macchina che assomiglia sempre di più a una catena di Sant’Antonio o per i più sofisticati allo schema Ponzi.

A questo punto mi preme farvi notare che, secondo le disposizioni di carattere generale del Comitato Interministeriale  per il Credito e il Risparmio del 19 luglio 2005, è da ritenersi “raccolta del risparmio l’acquisizione di fondi con obbligo di rimborso, sia sotto forma di depositi sia sotto altra forma” (art.1, comma 1). Le stesse disposizioni recitano (art. 2, comma 1) che la raccolta del risparmio tra il pubblico è vietata ai soggetti diversi dalle banche […] Fatti salvi alcuni casi che, vi posso assicurare, non hanno niente a che vedere con questo di cui stiamo parlando.

Lo so che sto esagerando ma se qualcuno versa soldi a Groupon e questa, per forza di cose, dovrà prima o poi rimborsarli in tempi che però è lei a decidere, non solo Groupon riceve un prestito ma sostanzialmente lo vincola a un rimborso posticipato nel tempo. Insomma e come mettere i soldi in banca, vincolati a una data sconosciuta, senza percepire interessi. Quindi cosa deve fare un risparmiatore coscienzioso come spero che voi lettori siate? Va a verificare il rating della società debitrice, nella fattispecie Groupon.

Mi sono avvalso di un tool disponibile sul sito di Macroaxis col quale potete divertirvi anche voi per calcolare la percentuale di probabilità di bancarotta o di rischio di stress contabili nei quali  Groupon potrebbe incappare nei prossimi 24 mesi. Il risultato è quello che vedete nel grafico.

E continuo a chiedermi: chi ci guadagna con il social commerce?

Tutti i link nel post collegano alle fonti, i dati societari di Groupon sono disponibili on line nella sezione Investor Relations

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