Cosa ho imparato in un anno di “turismo” tra virgolette, ovvero del perché il turismo italiano non può alzare la testa.

Pubblicato il 1 novembre 2013 di

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… però se accetti il gioco e sei anche tu della partita
ricorda che rinunci a dare un senso alla tua vita.
Claudio Lolli

Dopo un bel po’ d’anni mi son ritrovato ad alzare la testa dopo un lungo periodo speso nel mondo del turismo, quello operativo a lavorare a testa bassa, per far stare gli ospiti bene durante le loro vacanze, insomma non solo a testa bassa ma anche nella parte bassa della filiera del turismo.

nuvole

Per un anno ho deciso di alzare la testa, prendere fiato, e magari dare un’occhiata al turismo da una visuale diversa. Avvantaggiato dall’esperienza, quella del periodo a testa bassa e ho scoperto:

- che il turismo non potrà mai essere un’industria perché in Italia il termine industria è dispregiativo così come il termine turistico, e poi con gli industriali che abbiamo cosa vuoi industrializzare?!

- che le destinazioni devono andare male per far si che tutti gli operatori di un determinato territorio si sentano bisognosi di tutela da parte dei decisori in barba a Kant e all’illuminismo.

- che tutti parlano di tendenze e quindi prendono atto;

- che in pochi prendono la responsabilità di indicare ricette, ché se sbagli ricetta si capisce che di quel tema ne parli ma non ne capisci;

- che nel turismo ci sono coloro che lavorano a testa bassa per camparci la famiglia e che quindi i risultati li devono portare a casa indipendentemente da tutto senza avere il tempo di alzare la testa.

- che nel turismo ci sono coloro che parlano e che sono amici di quelli che non danno ricette e che hanno interesse che le destinazioni e gli operatori non si emancipino a quella maggiorità tanto predicata, e sono quelli che tengono spesso la testa alta, che non hanno certezza delle loro conoscenze e difendono col sangue l’orticello, magari messo ai loro piedi dagli amici che parlano e che sono amici di quelli che hanno amici…

- che ci sono quelli che le statistiche, i paragoni, le ricette li saprebbero anche comprendere e gestire ma ci sono gli altri, quelli a testa alta, che le statistiche – come diceva Twain – le usano per sostenersi piuttosto che per illuminarsi, un po’ come gli ubriachi con i lampioni;

- che esiste la categoria dei “trombati del turismo” che ho avuto il dubbio di scivolarci dentro e son quelli che spesso osteggiati da quelli con la testa alta, perdono coscienza delle loro capacità è finiscono per diventare cani rabbiosi passando dalla qualità del sapere al vizio di distruggere tutto e finiscono per uccidere il malato che volevano curare e tanto gli sta a cuore;

- che poi ci sono quelli che se fai -10% credono che fare +10% basti per tornare ai livelli precedenti, e anche quelli a testa altissima che se fai -10% per cinque anni consecutivi e poi fai un +1,5% si dimenticano della crisi e ti dicono che il peggio è passato… vorrei anche vedere.

- che c’è chi nel turismo ci si trova per caso, come colei che dicevasi specialista in quando aveva organizzato l’anno prima il viaggio dei genitori in Australia. E ci si mettono a giocare, insieme a quelli che le statistiche non le sanno leggere, a quelli che le destinazioni devono essere suddite, che le ricette non ne danno, che le tendenze le annusano, che prevedono il prevedibile e che nella maggior parte dei casi ti rifilano innovazioni che furono già messe in pratica nel periodo fascista se non prima, ovviamente tutte pateticamente fallite. Che copiano il copiabile e nella peggiore delle ipotesi anche l’incopiabile. Che sono bei progetti se sono miei e il resto… stai zitto e abbassa la testa.

- che la misura dell’esperienza, tra quelli a testa alta, si conta in follower e non “misurando” i curricula e i risultati.

- che Papa Francesco ha meno followers di Justin Bieber e Lady Gaga, e che il primo di marketing ne sa più dei due che gli stanno davanti.

Mi sono trovato, mio malgrado, fuori dal gruppo di quelli a testa bassa, non lo volevo mica. Lo so bene che quelli costruiti per stare a testa bassa sono fatti per non alzarla.
Mi sono reso conto che il turismo in Italia non ripartirà perché son sempre di più quelli con la testa alta, tra le nuvole. E stanno diventando sempre più cattivi, ché si son resi conto che la festa è finita, o è lì li per finire.

Si stanno rendendo conto che c’è da lavorare, che è arrivato il momento di abbassare la testa e rimboccarsi le maniche, ma non sono abituati, sperano che quelli a testa bassa continuino a produrre ancora quello che loro consumano col loro stare sempre in alto.
E con la testa alta sfuggono a metriche e comparazioni a rendiconti e bilanci, pur di occupare il posto praticano discussioni evanescenti e certe volte arrivano a esprimersi allo stato gassoso in tribù di sodali che i cerchi magici gli fanno una pippa.

Ho alzato la testa un attimo, tra un po’ la riabbasso per lasciarvi sereni, l’ho fatto solo per un attimo per rifiatare, lo so che vi servo meglio da chinato.

E tu che hai letto fin qui non pensare di avere la testa bassa, perché crederlo è l’errore più grave che fanno quelli che la testa non gli si abbasserà mai.

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