Un laboratorio del turismo che fece, allora, quello che adesso pare novità.

Pubblicato il 17 ottobre 2013 di

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“Ci sarebbe da parlare di turismo sociale” così ha esordito un responsabile di un centro di formazione. Ho subito sgranato gli occhi e pensato tra me e me “lui vuol dire sociale nel senso dei social network” e invece, il responsabile, si riferiva proprio al turismo sociale.

Secondo il Bureau Interenationale du Turisme Social (BITS)  il turismo sociale è “il complesso delle relazioni e dei fenomeni che scaturiscono dalla partecipazione al movimento turistico degli strati meno abbienti della popolazione, ai quali tale partecipazione è resa possibile od agevolata da provvedimenti particolari“. Un turismo che è cambiato molto, che spesso è stato bistrattato ma che, in particolare nell’ospitale Romagna, trovò modo di innescare flussi virtuosi di turismo che poi, si è sempre più apprezzato tra gli addetti ai lavori.

I gruppi degli anziani, dei ceti disagiati, dei dopolavori, dei Cral e delle organizzazioni politiche e sindacali. Tutti coloro che si sono occupati di queste particolari nicchie di mercato sanno che traeva linfa – e ne trae ancora – in particolare da quelle che adesso si chiamano onlus, da volontari che aiutavano e aiutano persone meno fortunate a gioire delle vacanze come un diritto del lavoratore o dell’ex lavoratore.

dall'ara

Approfondire e esplorare l’ambito del turismo sociale – sollecitato dall’input del centro formativo – è stata occasione per ripercorrere un capitolo della storia del turismo italiano molto significativo. Quello delle prime cooperative di albergatori e delle associazioni che organizzavano questo canale che in Romagna trovò il suo naturale e impetuoso corso.

Cosa c’entra questo discorso? Ve lo spiego subito. Questo tipo di turismo fu un vero e proprio laboratorio dove si sperimentarono soluzioni di promozione e d’offerta che ci ritroviamo oggi, mediate dai social network e dai filtri di Instagram alle board di Pinterest. Insomma, questo libro che racconta dell’evoluzione del turismo sociale in Europa e poi di quello prettamente made in Romagna è il tesoretto di una serie di azioni promo commerciali – la cui benzina era anche una forte connotazione politica.

Ma è anche un sunto di un manipolo di operatori che, immaginando l’intermediazione incombente, si provarono a accorciare la filiera con risultati spesso negativi ma alcune volte con azioni che nello sport vengono definite da cineteca.

Si, è proprio un back to basics, ché se anche oggi vuoi fare i grandi fatturati e anche se li fai con le OTA è bene che con il responsabile ci parli guardandolo in faccia e stringendogli la mano.

Dunque vogliamo parlare dei Buoni Vacanza? Ecco, questa soluzione governativa degli ultimi anni risale al 1936 con gli chèque vacances REKA come aiuto per le vacanze dei lavoratori salariati svizzeri. Nel ’67 in una tavola rotonda a Roma ci si accorse che “iniziava a manifestarsi il bisogno di un turismo diverso rispetto alla colossale ubriacatura collettiva“. E ne parlarono senza usare quel bruttissimo “turismi” che è pure un grave errore¹, senza parlare di nicchie più o meno grandi.

Se è vero che i mercati sono conversazioni, già ai tempi della Cooptur, il “modello romagnolo era fatto soprattutto di relazioni“. La Romagna trattò il turismo sociale come un segmento di grande rispetto, accettando la sfida non solo logistica ma anche culturale dell’ospitare categorie sociali che avevano particolari esigenze. Un turismo nel quale è alla base la relazione: che significa porre al centro la persona, non il viaggiatore, né tantomeno il consumatore.

E quando parliamo degli ospiti come testimonial privilegiati e credibili? Leggi, nei racconti delle scoperte di allora, che gli anziani che facevano escursioni pomeridiane nell’entroterra, erano i narratori la mattina successiva in spiaggia, così convincenti che il giorno dopo partiva un’altra comitiva alla volta dei paesini meno turistici della Romagna.

Di questo fenomeno furono protagonisti i due autori del libro che vi sto raccontando: Giancarlo Dall’Ara e Giovannino Montanari. Quest’ultimo una volta uscito dalle cooperative creò un’organizzazione specializzata nell’incoming del turismo sociale che divenne subito un colosso Fu del 1999 il primo catalogo che uscì dai canoni della promozione turistica classica, se ne occupò Giancarlo deducendo, oltre quindici anni fa, che “per chi va in vacanza sono più importanti le persone dei monumenti”. Ecco perché spesso la Romagna antepone alle descrizioni di itinerari e monumenti una serie di ambienti, di persone, uomini e donne, che vale la pena frequentare e incontrare.

Tra le conclusioni di questa bella storia ecco quella che mi è piaciuta di più relativamente all’accoglienza romagnola nell’ambito turismo sociale: “Sono stati in molti casi un antidoto alla solitudine, sia relazionale sia affettiva, di molte persone che, colpite da lutti e disgrazie, non erano in grado di risollevarsi da sole“.

Aiutati dalle nuove tecnologie dovremmo ripercorrere questa strade, riformulare il patto tra ospite e ospite, a me molto caro, affinché il turismo torni ad essere fonte di ricchezza sociale e culturale e cessi di essere il supermercato di plastica e tariffe che è oggi. Tutti hanno il diritto di fare le vacanze a patto che sappiano interpretare il viaggio.

Chiudo con riferimento a coloro che stimo e seguo con particolare attenzione e che si interrogano su quando inizia un viaggio. Non so dove inizi il viaggio. So solo che il turismo, quello bello, esiste ed è passato di qua.

Non so neanche se questo libro sia bello o meno, se sia scientifico o meno, ma per chi vuole sentire l’odore delle basi di questa professione una ripassatina non farebbe male. Pare che se alla fine del libro ti viene da chiamare l’autore è buon segno. Ecco, ho chiamato il signor Dall’Ara che, con molta ospitalità, mi ha chiesto di dargli del tu.

[¹] Secondo l’Accademia della Crusca: La parola turismo da cui è formato il composto e che ne costituisce la testa, cioè l’elemento portante (gli elementi del composto seguono, in questo caso, l’ordine determinatore-determinato: il prefisso agri determina il tipo di turismo cui s’intende far riferimento), prevede infatti il plurale turismi, ma l’uso di questo plurale è decisamente raro. La parola infatti rimanda a una serie di attività: praticare turismo significa ‘fare gite, escursioni, viaggi per svago o a scopo istruttivo’, quindi l’indicazione della pluralità è già insita nella forma singolare della parola.
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